martedì 19 agosto 2008

LAPEDONA HERE WE COME (oggi sposi)


"L'amore si può medicare, comprare, regalare, si può trovarlo per caso sulla strada, ma non si può estorcere...", questo scriveva Hermanne Hesse, in Siddharta.

Questo scritto, mi è balenato in mente, seccandomi la bocca, mentre stringevo la cravatta all'entrata della chiesa, mentre sinuose figure femminili, nei loro vestiti di sfoglia, mi sfilavano accanto, le cravatte si stendevano prepotenti sotto giovani visi un imbarazzati....
Vedere i miei compagni di merende, sempre in tenuta bermuda ed infradito, ed ora tramutati in lord inglesi proprio mi scombussolava;
mentre nella mia testa, divampavano gli incendi, suonavano sirene, ululavano i clacson e fischiavano le gomme, nel trambusto della confusione interiore, è bastato un passo oltre quel ramo per scorgere il dolce sposino, e tutto è tornato quieto.
Ora che l'avevo di fronte, mi sentivo più calmo; tutta l'attesa per questo matrimonio, aveva scaturito una paura mistica, una sorta di cerimonia oscura: dové'è Diego? Dove l'avete rinchiuso? Dopo i vostri giochetti, sarà ancora lo stesso che segnerà da fuori area o offenderà pesantemente arbitri su arbitri? Sarà sempre quello che ti cingerà le spalle quando avrai i tuoi momenti di sconforto?
Questi sono stati i pensieri da celebro leso che mi hanno violentato mentre sfilavo nel mio completo bianco, ma poi abbracciarlo, sentire i suoi muscoli tesi come corde di violino, e vedere i suoi occhi stanchi ma di una felicità folle, mi ha fatto tornare con i piedi per terra, anche se ancora barcollante.

In chiesa si respirava una strana atmosfera: un miscuglio di commozione, frenesia, affetto e gioia, vagava per i banconi, strisciava sui volti e li segnava con espressioni fisse e concentrate, maschere a tratti sorridenti a tratti serie, tutto era fermo, eppure tutto si scuoteva....
Poi, ad un tratto, i bisbigli si sono soffocati, le scarpe hanno smesso di tacchettare, e la chiesetta si è fatta più luminosa: anche il fruscio dei rami si è affievolito, stendendo tutto il silenzio di un dolce pomeriggio estivo, come tappeto rosso all'entrata della sposa: sembra un luogo comune dire che era bellissima, ma da inesperto sbarbatello di matrimoni, posso assicurarvi che la sua immagine, è stata un abbaglio per tutti: la sua espressione era un sole d'Africa, che nasceva all'alba di un amore con l'anello al dito, il suo vestito l' avvolgeva di luce, prorompente di eleganza classica, e stra bordante di giovane euforia, lo strascico candido si trascinava dietro i suoi piedi, insieme a tutti gli occhi dei presenti.

Nella mia ignoranza di fringuello ancora non alfabetizzato all'amore, reduce solo di qualche storia dal sapore acerbo, o notte dalle rosse passioni, o meglio ancora, costantemente ammaliato dal tocco dell'inesauribile FEDERICA, mi sentivo come un inetto tra i dotti, mentre intorno l'orchestra di singhiozzi e soffiate di naso era iniziato, a spezzare il rumore dei passi della sposa.
E' bastata un immagine per farmi tornare di nuovo in me: ho visto lo sposo e la sposa, le loro spalle e le loro sagome scure di fronte alla santità dell'altare, due giganti tra mille formiche, ho visto un padre trattenere a stento le lacrime, guardingo e geloso dei suoi tesori, fiero e felice di un figlio tremulo sull'altare, e della sua sposa, dolce e gentile, capace di rapirlo ad ogni sguardo.

Mi è bastato questo per farmi alzare gli occhi e prostrarmi davanti alla grandezza di divenire una cosa sola, tuffarsi l'uno dentro l'altra, continuando il cammino in una regione remota, lontana dalle ingiurie e dalle ingiustizie, dalle bugie e dai nascondini, vivendo solo dei frutti dei vostri sorrisi e delle vostre carezze.

A Serena, una conoscenza acerba che spero possa maturare, gentile, forte e dolce, ed ad un vecchio amico, Diego, che ricordo ancora con una capanna di capelli biondi ossigenati in testa, e ritrovo con l'abito elegante e gli occhi lucidi.

Felici ed innamorati....tutta la vita...

mercoledì 30 luglio 2008

CHIRURGIA GENERALE, letto 11


Questa è una storia, o meglio un esperienza, che senza dubbio alcuno, passerà tra le sabbie delle vostre menti, talmente veloce e sfuggente, che non lascerà traccia, se non partorendo un debole sorriso, o un sospiro annoiato.

Luci, luci, luci, come acqua negli occhi, sfilavano veloci davanti a me, il cigolio sinistro delle rotelle, si sposava perfettamente con il mio sobbalzare, mi sembrava di essere in uno stato di dormiveglia, una culla adagiata su un otto volante, correva veloce il siero del divin sollievo nelle vene, nei tessuti e nelle viscere, brindava, festeggiando ad una festa inibitoria, i miei sensi;
luci, sobbalzi, luci, carezze, luci, cigolii, luci, bisbigli....ombra e silenzio:
benvenuti nel reparto di chirurgia generale, stanza 11.....

L'aria era cambiata, un odore aspro e forte, varichina.., o forse antisettico.., no forse più sapone, un'essenza violenta al naso, le labbra mimavano parole, e le mani stringevano il lenzuolo... poi buio.

La luce di una timida alba, scivolava sui vetri, un sottofondo lieve, come di aria uscita da un compressore, cantava monotona, tutto era piatto, mentre aprivo le palpebre.
Davanti a me un anziano, sprofondato su una miriade di cuscini, curvo e nell'ombra, come un fanciullo nel suo nascondiglio in soffitta, potevo sentire il suo respiro affannoso e profondo, interrotto da colpi di tosse, simili a ruggiti, cori gravi, che venivano dalle viscere, grida folli, maledizione da tabacco.
Quella figura antica e quasi misteriosa, era FRANCESCO, grande compagno e maestro, il cicerone zoppicante ma forte, della mia permanenza non proprio di piacere, in un posto che mi aveva sempre conosciuto come visitatore, e mai come ospite.
Mentre andavo al suo cospetto, come un suddito al suo re, mi fissava attento, dal suo trono di lenzuola e sudore, buffo e muto: era pallido in viso, le sue rughe, ed i solchi sul suo volto, parlavano di antichi viaggi e lunghe rotte, quando il suo sguardo si ergeva all'orizzonte, abbracciando i mari di tutto il mondo.

Era buffo, con i suoi capelli di seta bianca, alti sulla testa, testimoni di conoscenza e stanchezza, non uno sguardo stanco e provato da anni di salsedine, pianti e risate, ma un espressione viva e sorprendentemente vorace di vita.
Ciò che era più scioccante, in un corpo adagiato e curvo sui suoi anni, erano i suoi occhi: ti fissava affamato e sveglio, ti gettava in quei scuri pozzi saturi di vita, dove trovavi ancora il bambino, la sua innocenza e la sua ingenuità, il riflesso delle loro acque scure, era la preghiera di chi ancora ha voglia di vivere, anche se con duri compromessi.
Vedevo Francesco e la sua dolce vecchia, tenera metà, dopo 65 anni di matrimonio, che ancora rimanevano a fissarsi negli occhi, ancora erano decisi a non perdere un attimo, un solo attimo, prima che la favola finisca, prima che il saggio libro delle loro storia, si chiuda con un tonfo;

mi ha sorpreso, quando, dopo averlo conosciuto, incatenato da tubi e mascherina, l'ho ritrovato il giorno dopo, seduto come un papa, mentre baciava i nipoti, ed anche se ancora non trovava la forza per le parole, i suoi occhi gridavano amore, un amore da fare male;

mi ha fatto sorridere Francesco, con le sue sfuriate da palcoscenico, le sue visioni da anestetico, e le sue scenate forti e violente, conseguenza di quelle ore, dentro una sala operatoria;

mi ha fatto piangere Francesco, nel cuore della notte, una notte che dentro quelle camere sembrava ancor più nera, con le sue grida rabbiose, il rumore delle sbarre agitate dai suoi pugni ancora forti, come un martire agonizzante, potevo sentire o lo sforzo spastico dei suoi muscoli ed il suo contorcersi tra le lenzuola, mentre tutt'intorno era silenzio.

Voi direte quale è il senso di questo scritto, se c'è un senso, mi chiederete quale altra strana patologia, abbia banchettato con le mie cellule, e invece no....
Non chiedetemi il senso, le sue parole, la sua infinita giovinezza e voglia di vivere mi hanno scioccato, hanno travolto le mie paranoie da ingenuo giovincello, hanno schiacciato le mie inutili insofferenze ed i miei acerbi malesseri, perchè di tanto in tanto, noi, gli astri nascenti di una società in decadenza, dobbiamo riscoprire quanto bello sia vivere.

Felice di essere stato 5 giorni in una camera di ospedale, chirurgia generale, letto 11.

Grazie mio caro direttore sala macchine.


giovedì 17 luglio 2008

VU' CUMPRA'?: scuola di vita


Mi chiamo Joan, sono senegalese, e vivo da un anno in un piccolo paese al confine tra Marche ed Abruzzo di nome Martinsicuro.
La mia professione è quella di vendere tappeti e all'occorrenza anche cd ai bagnanti, detto in italiano, sono un "Vu cumprà".....
Passo le mie giornate schiacciato tra il sole violento e la sabbia arroventata, mentre i 10 kg di tappeti addormentati sulla mia spalla, mi fanno compagnia, coi i loro colori sgargianti ed il loro odore, che mi ricorda la mia terra.
Anche se le mie gambe tremano e la mia pelle scotta, ho sempre un sorriso per tutti, mi piace toccare le persone, stringere la mano, e parlare con loro, non per forza di occhiali da sole o tappeti, ma di vita; mi piace guardarmi intorno, osservare ed apprendere da questo paese, tanto tanto avanti, e tanto tanto indietro.
Quando arrivano le nove di sera, dopo circa 12 ore di camminata, ci si ritrova tutti e si scherza, senza pensare alla giornata, la gambe non tremano più, l'aria è fresca ed i miei tappeti volano sulla sabbia, mentre un pallone ci rotola tra le gambe.
Quando arriva la sera, e ci raduniamo per i conti sulla giornata, mi piace tornare con la mente a un 2 anni fa, quando mi svegliavo con mia moglie accanto, mentre i nostri 2 bambini ci correvano intorno; ricordo il rumore dei sassi sotto i piedi la mattina quando uscivo per lavorare, ed il loro piacevole solletico, ricordo i visi dei miei figli, costantemente sporchi di polvere bianca, appassionati di pallone....come il papà; ricordo quella sera, in cui ho promesso a mia moglie, che sarei partito, e che ogni goccia del mio sudore, sarebbe stato pane da riportare alla mia famiglia.


Mi chiamo xxx, lavoro come vigile urbano, ed il mio mestiere, è quello di mantenere l'ordine della città.
Giro in pantofole a casa e quando non sono in servizio, mi dedico a lunghe passeggiate al mare, ma la mattina, quando indosso la mia divisa ed il mio beretto, non ce n è piu per nessuno.
Oltre che girovagare per ore con la bici, parlare del più e del meno con qualche anziano, e fermare di tanto in tanto il traffico, per far passare un passegino, mi piace rincorrere i neri, per le vie, mentre trascinano i loro sacchi, seminando ferraglia per le strade.
Mi guardano con quegli occhi cosi innocenti, e tremano sotto il mio sguardo, cercando un pò di compassione, che io non ho, ed a me piace.
L'altra mattina, mi sono sentito molto utile per la mia città, mentre gattonavo tra i lettini sotto il sole di mezzogiorno, inseguendo un nero sulla spiaggia: o fatto più di 2 km, balzando di chalet in chalet, con la divisa tutta bagnata di sudore, le scarpe piene di sabbia, ed una rabbia inspiegabile.
Dopo due ore e mezza di estenuante inseguimento, finalmente ho terminato il mio lavoro: nel sacco aveva 20 paia di occhiali da sole e 2 paia di scarpe:

TUTTO è BENE CIò CHE FINISCE BENE.

PS: "Amore, per i soldi dovrai aspettare un altro mese, arrangiati con le spese di casa, cerca di far mangiare i bambini...mi hanno beccato..."

PPS: "Amore, ricordi i cd che mi avevi chiesto? Te l ho appogiati vicino al tel..."


E mentre voi giocate a guardia e ladri con chi muore di fame, la città vi guarda ed esulta delle vostre sventure.....rifletteteci.

lunedì 30 giugno 2008

LA MIA AFRICA


La mia Africa, non è quella bagnata da acque limpide ed accecanti, non è quella delle danze intorno al fuoco e dei bonghi incalzanti, ne quella dell'innocenza fanciullesca che sorride all'obbiettivo, sono lontani i tramonti interminabili della savana, e l'assordante scroscio della pioggia sulla terra arida e polverosa.

Qui, in questo angolo di cemento, nella penombra mattutina della mia stanza, inizia il dramma giornaliero....
Il piacere di svegliarsi, in un lago di sudore, cosparso di bostik, che ti incolla il lenzuolo alla schiena, è una sensazione che non auguro a nessuno; seguire minuziosamente con il pensiero, la goccia che coraggiosa sta scendendo lungo la schiena poi, è qualcosa di fenomenale.
Appena ti rendi conto di essere ancora vivo, fai il primo dei pochi respiri che ti sono concessi lungo questa fresca giornata, scoprendo quel dolce sentore sprigionato da 3 corpi seminudi, martiri di una notte tropicale: quell'odore scivola sulle pareti delle narici, cercando subito lo stomaco.
Il modo migliore per rendere l'idea su questa inebriante ispirazione, potrebbe essere l'invito ad entrare in una rimessa di conigli, con il loro fetore contenuto, ma mai sfacciato come quello suino.
Mentre sei invischiato e schiavo, della poltiglia di afa che satura l'aria, ti siedi sul letto, rendendoti conto di avere un radura arida e polverosa al posto della lingua: asciugandoti invano la fronte, scorgi su comodino, l'oasi felice: l'acqua.
Boccheggiando allunghi la mano, e con un tuffo al cuore, ti immedesimi estasiato, in ogni particella che attraversa il tuo esofago, aspettando il gelo, che riporta vita, nel tuo corpo ormai disidratato; il tempo della prima sorsata, ed ecco di gran carriera la prima bestemmia in costume della giornata, scoprendo di aver appena degludito acqua sulfurea...
Barcollando, ti lanci nella doccia, ed una volta uscito, le fontanelle ascellari, ricominceranno a zampillare, dopo 9, 10 passi circa.
La mia Africa, mi accoglie con le sue strade che tremolano sotto il sole, i suoi rumori ed il suo caldo che ti stringe al collo, mentre lotto ad ogni movimento, nuotando nell'aria pesante e viscosa nella quale sono immerso.

In questo trionfo di sudore e fetori, faccio gli auguri a due colonne della mia fragile impalcatura caratteriale, due cicloni, capaci di trasformarsi all'occorrenza in gentili brezze estive, due tasselli perfetti, a completare il puzzle cornice della mia vita, 2 menti di universi lontani l'uno dall'altro, ma non inquinati da falsi curriculum, sempre più in voga.

AUGURI A DUE AMICI, AUGURI A DUE FRATELLI....

domenica 25 maggio 2008

OPENSUMMER08


ESTATE 05: 3 mesi segnati dalla consapevolezza, che quello sarà l'ultimo anno del magico chalet "Da concetta", il godersi ogni giornata baciata dal sole, senza pensare a quello che sarebbe stato l'anno seguente, incuranti che quel piccolo angolo di paradiso, quella tana sempre affollata, stava per chiudere i battenti, lasciandosi dietro sospiri che ancora oggi, riecheggiano tra le nostre parole.

ESTATE 06: come è classico dire in questi casi, "dalle stelle alle stalle": come assetati nel deserto, barcollavamo per le concessioni sambenedettesi, orfani e depressi, bussando ad ogni porta, sperando di ritrovare quel sano e infantile bordello, che ci aveva accompagnato per svariati anni.

Alle nostre suppliche, ha risposto un omaccione calvo e con il sorriso dipinto, che è riuscito a trasformare quella che doveva essere un'estate mediocre, in un'estate orrenda: PIERO.
Con la sua disponibilità quasi umiliante, ed i suoi modi da sottomesso servo romano, ci ha fatto ridere di gusto, i suoi prezzi spigolosi e salati sono stati come sassi nella scarpa, ma la cosa migliore, sono state, senza dubbio, le sue musiche intramontabili, melodie cosi innovative, da essere ballate e canticchiate, da anziane signore con le carte in mano, sound cosi cool, da cancellare ogni presenza umana (soprattutto la sera), nel giro di 1 km dallo chalet, mentre noi ci sentivamo schiavi di un ospizio a cielo aperto.

ESTATE 07: dopo un estate trascorsa nella gabbia del nostro dolce carceriere Pietro, una botola si è aperta sotto i nostri piedi, lasciandoci ancora la speranza di un estate da vivere: BLUMARINE.
Questa strana concessione, ci ha turbato, con le sue travi di legno sotto le suole, ed i suoi archi bianchi, quasi fossimo entrati in una bomboniera;
sceso l'utimo scalino, sembrava di essere entrati in "baywatch", persi nella bellezza di quei maschi virili e statuari, frastornati da fondoschiena regali e seni prorompenti, pelli cioccolatose e profumate, mischiate alla freschezza di una moretti sorseggiata all'imbrunire.
La sabbia, da calda diveniva bollente, nei pomeriggi di Agosto, quando partiva il mach nell'arena, e se per caso si intravedevano da lontano due pali fissati nell'acqua, era rigorosamente "Bandiera rossa" al Blumarine.

Cosi, il nostro insediamento continua, cosi come continueranno le birre, le palle forate, le urla, i cazziatoni e le scottature, Gaetano continuerà ad osservarci dell'alto, continuando ad annuire, continueranno le notti brave, le stelle guardate dal lettino, e quei brividi velati la sera, quando il vento spolvera la spiaggia, ci saranno nuove risa e nuovi rancori, nuovi brindisi e abbracci, tornerà a trovarci quella felicità, che ci accompagna le prime notti di Giugno, cosi come quella malinconia nelle ultime notti d'Agosto, ci saranno ancora notti per confidarsi, notti impestate dalla puzza di Alcool, e notti perse in una nuvola di fumo, ore di passione, stretto forte a lei, perso tra l'odore dei suoi capelli, ed il profumo di estate, la stessa estate che poi, finendo, te la porterà via.....

Spero follemente di banchettare in sconosciute, pericolose, nuove, sorprendenti emozioni, perche non voglio perdermi niente....

Buona estate a tutti quelli che prima di pensare, vivono.

giovedì 1 maggio 2008

CUPRA DA IMPAZZIRE


Mentre tutto intorno gira frenetico, e si sfoca tra la massa,
tu te ne stai li, isolata e placida, come un eremita dalla sua altura;
sei stata l'amante di piceni ed umbri, ed una madre di cultura,
con la tua testa che poggia tra le mura del paese alto,
ed i tuoi piedi che si bagnano nell'adriatico,
che timido si nasconde dietro i tuoi costumi di verde e di rosa,
a coprire una spiaggia nascosta, quasi fosse un paradiso dimenticato;

Fai male con i tuoi scorci mozzafiato mentre il sole ti abbandona,
con il castello di sant'Andrea che si innalza fiero,
mentre tutt'intorno, i tuoi capelli tinti di verde,
danzano sotto la musica di una leggera brezza estiva.

Quando viene sera, sfoggi le tue vesti più eleganti,
tra un arancio che sa di storia,
ed un bianco che sa di purezza,
una verginità, la tua, che si riscopre nel blu del tuo mare,
e nel chiarore dei tui scogli,
vecchi e saggi custodi di una spiaggia selvaggia.

Ti guardo dal basso, come il fanciullo guarda il vecchio,
e mi prostro davanti ad una dea,
cha ha mantenuto viva la voglia di non cambiare,
ma di rimanere cosi,
riservata e preziosa, da impazzire....
.....CUPRA DA IMPAZZIRE..

al mio amico Nicola Torquati


3 MAGGIO, Pineta belvedere ore 16:30
Lettura di testi poetici Salmastro

3 MAGGIO, Cortile museo archeologico del territorio ore 16:00 - 18:00
Laboratorio "I colori del mare"

3 MAGGIO Pineta bel vedere ore 18:00
Trio jazz


http://www.comune.cupra-marittima.ap.it/municipio/


giovedì 17 aprile 2008

NOTIZIE DAL MONDO



Sta correndo all'impazzata il datario sul comodino del direttore, nella sua gioviale dimora anconetana, un Aprile che vuole tornare subito in letargo, giorni che si fanno solo sfiorare, nn vivere, dalla mattina, quando la mano si muove sul comodino, facendosi spazio tra la ba giure ed i libri, nel cercare quella maledetta sveglia, alla sera, quando la stanza si tinge d'arancione, alla luce della lampada, fuori è silenzio, e per qualche secondo prima di coricarti, ti sembra di essere davvero solo, solo ma felice....
Le ultime settimane, sono state davvero pregne di news, la redazione è stata letteralmente bombardata, tanto che il silenzio di questi giorni su "Are you in?", è stato causato da un leggero collasso burocratico, che ha fatto ingolfare appena, questa continua macchina di informazioni.

Il sipario si apre con lo sport: lo sportland di Grottammare, apre le porte, ad una partita che sa di buono, di primaverile e perchè no, di comico, un incontro in cui si predica il calcio, non nella sua complessità, ma bensì nella sua essenziale semplicità.

Tra tutti i partecipanti, 2 sono risultati essere le sorprese della giornata:

NITRO, ormai soprannominato "il tronco", per le doti di torsione e stacco di cui è dotato: una prestazione esilarante la sua, distribuisce a suon di sponde, e finalizza, raccogliendo al volo una rabona del signor Immediato.
Il suo passo da gambero spesso, disorienta l'avversario che rimane inerme davanti a co tanta inventiva, e si prostra, scoprendo la porta al talentuoso albense: RISCOPERTO.

RANIERO: torna a galoppare su un campo verde dopo tanto tempo e qualche kilo in meno fa, ma quelle che sono le sue caratteristiche brillano sempre, anche se nel mezzo di una prestazione piatta.
Inizia caricandosi un vero e prorio frigo SMEG, sulle spalle, per poi passare Più tardi ad una lavatrice, ed infine ad un micro-onde.
Con il passare dei minuti, gli torna alla memoria come si pratica il giuoco del calcio, e lo dimostra con una cavalcata palla al piede, ed una stoccata da fuori area, con il portiere ipnotizzato, ed il pallone che si stampa sulla traversa, tra il boato crescente del pubblico, e dello stesso cronista. Il talento c'è, è solo appannato da qualche kilo: APPESANTITO.

Sono passate 2 settimane ma nn è facile buttarsi alle spalle quella sera: IL CAVALLO DI FUOCO, dopo anni di folklore allo stato puro, dopo decenni di festa paesana, e usanze passate da padre in figlio, sè stato ferito dalla virulenza e dal chiasso, tra le grida dei giovani ed i sorrisi dei più maturi.
Agli arresti domiciliari, è finito Maruzzo S. pessimo esempio di degrado e disagio giovanile, al suo fianco, ricoverato da una settimana in clinica psichiatrica, Marchei A., affetto da una rara forma di schizzofrenia maniacale.
Il destino a voluto che anche le forze oscure, infestassero Ripatransone: la mattina dopo la festa folkloristica, nelle campagne ripane, è stato trovato un esponente del gruppo satanico ormai noto come "Le bestie di satana", accasciato accanto ad un braciere, mentre intonava canti aramaici, tenendo in mano una foto di Berlusconi: sacro o profano?

Non posso di certo tralasciare Urbino, che ha aperto ancora una volta le porte al sottoscritto, che ingenuamente, ha accettato di trascorrere la nottata, tra le interminabili vie della piccola città universitaria, al fianco del solito Nitro. Risultato? Acido azotidrico allo stato puro.
Potete immaginare il fantastico risveglio, con il sottoscritto che poggiava la terza bottiglia d'acqua vuota all'una, e Nitro che vaneggiava e delirava avvolto nelle coperte, voglioso di Supradin.

Voglio concludere citando il Semonado e Silvia tornati in patria, scortati a casa dal sottoscritto, Laura ed il commendator Egidi, con tanto di sosta al ristorante e pseudo sbornia incorporata.
Questo concentrato di notizie, è cosi terminato, e tra una risata ed un sospiro, vi saluto e vi bacio caldamete sulla fronte....

PS: una notizia dell'ultim'ora; Middio Traini dopo il susseguirsi di sventure che lo hanno costretto a letto, è ricaduto dopo il sonoro 3 a 1 contro Alino.
Gli facciamo un forte in bocca al lupo, e come direbbe il suo pupone "Vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo..."